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La donna che ci insegnò la forza delle grandi idee, fallendo.

La donna che ci insegnò la forza delle grandi idee, fallendo.

Quando ero piccolo, alla domanda “Che cosa vuoi fare da grande?” rispondevo a seconda degli anni l’architetto, il fumettista, il traduttore, lo scrittore o il poeta. Non avevo le idee chiare.

Elizabeth Holmes sì che le aveva.

Quando aveva nove o dieci anni, durante una festa famigliare, un parente le ha posto la domanda a cui ogni bambino si trova a dover rispondere prima o poi: “Che cosa vuoi fare da grande?”.
Senza battere ciglio, Elizabeth ha risposto: “Voglio diventare miliardaria”.

E ci è riuscita. Nel 2014, a soli 30 anni, Forbes l’ha definita la miliardaria più giovane del mondo (youngest self-made female billionaire).

Ma in fondo il problema è tutto qui. Se il tuo obiettivo ultimo è fare soldi, non costruirai mai nulla di buono. I soldi sono una conseguenza del successo, non un obiettivo.

Ma questo Elizabeth Holmes non lo ha mai capito.

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Un’immagine da giovane di Elizabeth Holmes, pubblicata dal suo profilo Instagram.

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I fatti.

La citazione sopra (tradotta da me, come le successive) è tratta dal libro Bad Blood di John Carreyrou, il giornalista del Wall Street Journal che ha smascherato l’inganno di Elizabeth. Un inganno da oltre 700 milioni di dollari.

Elizabeth Holmes è stata la CEO di Theranos, azienda che ha fondato a 19 anni con l’intento di rivoluzionare il settore delle analisi del sangue. Nel corso degli anni ha raccolto più di 700 milioni di dollari da capitali privati e nel 2015 è stata valutata 9 miliardi di dollari.

Quello stesso anno l’inchiesta di John Carreyrou rivela le molte falsità che si nascondevano dietro questa azienda: gli apparecchi che aveva inventato (chiamati Edison) non funzionavano, eseguiva i test su macchinari già in commercio diluendo il sangue, forniva risultati imprecisi, a volte di molto, e aggirava i controlli governativi.

All’inizio del 2016 la FDA (Food and Drug Administration) vieta alla Theranos di usare i suoi macchinari per eseguire gli esami del sangue. Da quel momento molti degli investitori hanno fatto causa a Elizabeth Holmes, che è indagata anche dalla giustizia americana.

Questa è solo una sintesi estrema della storia, per chi vuole una ricostruzione più accurata consiglio questo articolo di Internazionale e il libro Bad Blood (ora tradotto anche in italiano con il titolo Una sola goccia di sangue), da cui verrà tratto un film con Jennifer Lawrence a interpretare Elizabeth Holmes.

Ho pensato molto a come questa donna è riuscita a ingannare il mondo per così tanti anni.

E alla fine ho capito. Ci è riuscita perché aveva una grande idea e sapeva raccontarla bene.

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Avere una grande idea.

La migliore qualità di Elizabeth Holmes è stata avere una grande idea.

La sua grande idea ere permettere a ogni persona di avere accesso a tutte le informazioni sulla propria salute eseguendo in tempo reale le analisi del sangue su una piccola goccia di sangue presa dalla punta del dito.

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Uno degli slogan creati dall’agenzia ChiatDay per il lancio di Theranos.

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Questo avrebbe senza dubbio rivoluzionato la medicina, perché poter disporre di analisi istantanee e a basso costo avrebbe consentito di curare molte malattie prima ancora che i sintomi ne rivelassero la presenza.

Come ha dichiarato in un discorso al Ted Med di San Francisco nel 2014 (traduzione mia):

“Il mio obiettivo è ridefinire il paradigma della diagnosi, da uno in cui le persone devono avere un sintomo prima di ottenere l’accesso alle informazioni sul loro corpo, a uno in cui ogni persona — non importa quanti soldi abbia o dove viva — ha accesso alle informazioni sanitarie che possono essere usato nel momento in cui conta”.

Peccato che Elizabeth non avesse né le competenze né le capacità manageriali per realizzare la sua grande idea.

Per quanto brillante, era pur sempre un’imprenditrice nel campo della medicina che non aveva nemmeno fatto l’università. Teneva i suoi dipendenti in un clima di paura per i licenziamenti all’ordine del giorno. E nei ruoli chiave aveva messo il suo compagno Ramesh “Sunny” Balwani, 19 anni più vecchio di lei, e suo fratello Christian Holmes (che a sua volta assunse un gran numero di amici conosciuti alla Duke University).

L’aria della Silicon Valley, inoltre, ha fatto perdere di vista a Elizabeth e Sunny la differenza tra un’azienda informatica e un progetto medico. Hanno fatto propria la mentalità del “Fake it ’till you make it” (ovvero fingi finché non trovi una soluzione), che può essere forse accettata nel mondo della tecnologia ma certo non quando in gioco c’è la salute delle persone.

Ma tutte queste cose sono rimaste nascoste per anni. Perché Elizabeth non solo aveva una grande idea, ma sapeva raccontarla bene. Dannatamente bene.

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Saperla raccontare bene.

Se è mancata clamorosamente nella parte del “Make it”, Elizabeth Holmes è stata però una campionessa del “Fake it”.

Quando la senti parlare con la sua voce profonda e baritonale hai l’impressione che ogni sua parola abbia una forma e un peso specifico, che occupi uno spazio e che si trovi esattamente dove doveva essere.

Quando la vedi muovere le braccia con i palmi delle mani aperti e rivolti verso il pubblico hai l’impressione che stia plasmando il mondo per renderlo migliore.

Quando guardi i suoi occhi azzurri hai l’impressione che due occhi così non possano mentire.

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Una delle foto realizzate da Martin Shoeller, famoso per la sua abilità nel dare luce agli occhi.

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Ma ogni dettaglio della sua immagine era studiato e interpretato per posizionarsi come la next big thing della Silicon Valley.

Ogni dettaglio, compresa la voce baritonale, che fin da giovanissima ha scelto di artefare per apparire più credibile. Una buona idea, visto che uno studio del 2012 pubblicato su Plos One ha definito un vero e proprio bias cognitivo il fatto che tendiamo ad associare inconsciamente una voce bassa a una maggiore capacità di leadership.

Persino l’abbigliamento era completamente studiato a tavolino. Ha letteralmente vestito i panni del prossimo Steve Jobs, indossando sempre un dolcevita nero come faceva lui. E poi assumendo personale della Apple, curando l’arredamento della sede di Palo Alto e affidando l’immagine della Theranos all’agenzia pubblicitaria che aveva creato il payoff “Think different”.

Il mondo aveva voglia di ammirare una grande CEO capace di costruire da sola un unicorno (un’azienda da oltre un miliardo, nel gergo). E lei ha dato in pasto al mondo il mito della giovane donna geniale che vuole cambiare il mondo rilasciando interviste in televisione e comparendo sulle copertine di FortuneForbes e Inc.

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Elizabeth Holmes sulle copertine di Fortune, Forbes e Inc.

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Non sappiamo se sia vera o no la paura degli aghi di cui più volte ha parlato, e che l’ha spinta a fondare Theranos. Ma di certo non è vera (non del tutto almeno) la tragica storia personale che ha raccontato per la prima volta al Ted Med.

“Sono cresciuta passando le vacanze estive con mio zio. Ricordo il suo amore per i cruciverba e che cercava di insegnarci a giocare a calcio. Ricordo quanto amava la spiaggia. Ricordo quanto lo amavo. Un giorno gli hanno diagnosticato un un cancro alla pelle che all’improvviso è diventato un cancro al cervello e alle ossa. Non è vissuto abbastanza per veder crescere suo figlio. E non ho mai potuto dirgli addio”.

Lo zio era Ron Dietz ed era morto meno di due anni prima. Ma Elizabeth barò non poco, come racconta Carreyrou:

“Per i membri della famiglia che conoscevano la realtà della loro relazione, usare la sua morte per promuovere la sua azienda è sembrato uno sfruttamento ipocrita. Ovviamente nessuno tra il pubblico al Palazzo delle Belle Arti di San Francisco lo sapeva. La maggior parte dei mille spettatori presenti ha trovato la sua performance magnetica”.

Magnetica, appunto. E per buoni motivi.

La storia personale dello zio non può non commuovere. E pensare che quella morte poteva essere evitata dalla tecnologia della Theranos è qualcosa di incredibile, qualcosa a cui chiunque vorrebbe credere.

Il suo discorso è impeccabile. È scandito da un’anafora, come spesso avviene nei nei grandi discorsi (giusto per citarne due, “We shall fight on the beaches” di Winston Churchill e “I have a dream” di Martin Luther King). Ma senza esagerare, difetto in cui spesso incappano i cattivi oratori. No, Elizabeth ripete “We see a world in which…” (‘Noi vediamo un mondo in cui’) per sei volte nel momento clou del suo intervento. E riesce davvero a far vedere quel mondo a tutte le persone che la ascoltano.

Elizabeth Holmes sa ispirare, sa stupire, sa citare i dati nel momento giusto. Guardando anche solo quel discorso si può avere un’idea di come abbia fatto a convincere alcuni degli uomini più ricchi del mondo — tra cui Larry Ellison, fondatore di Oracle, Tim Draper, fondatore di una società di venture capitalist, e Rupert Murdoch — a finanziare il suo progetto con oltre 700 milioni. Come abbia fatto a strappare accordi commerciali plurimilionari con Safeway (la seconda più grande catena di supermercati in Nord America) e Walgreens (la seconda catena più grande di farmacie degli Stati Uniti), senza mai dover dimostrare che la sua tecnologia funzionava. E come abbia fatto a entrare in confidenza con personaggi politici di spicco come Bill Clinton, Hillary ClintonBarack Obama.

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Il sassolino giallo.

Leggi la leggenda dei sassolini gialli.

Avere una grande idea è come avere un superpotere: puoi usarlo per migliorare la vita delle persone, o per migliorare la propria. Le storie ci insegnano che solo una delle due scelte è vincente.