Nell'episodio 3:3 di Brandroad parliamo di come Lavazza si sta espandendo nel mondo senza perdere la propria identità italiana.
Il rispetto con cui Carlo Colpo parla di Lavazza andrebbe insegnato all’università.
Intervistarlo mi ha fatto capire che oltre alle conoscenze, all'abilità e all’esperienza, serve qualcos’altro per essere un grande manager: l’umiltà di sentirsi custodi del brand.
Nella puntata di Brandroad uscita oggi raccontiamo come il brand Lavazza si sta trasformando da icona italiana nazionalpopolare per eccellenza (con Carosello, Nino Manfredi, Tullio Solenghi in paradiso…) a brand globale che si estende nel segmento premium.
Non è un'evoluzione semplice, perdere la propria identità è un rischio concreto. Come ci sta riuscendo?
Una chiave è in queste parole di Carlo Colpo:
«I brand esistono solo nella testa delle persone ed è lì che noi dobbiamo coltivarli. Spesso vengono coltivati altrove, magari dentro le mura degli uffici, ma poi ci si rende conto di perdere un sacco di salienza dove più conta: là fuori. Dobbiamo avere l’ossessione per le persone».
Avere cura del proprio pubblico significa avere cura del proprio brand, perché in gran parte le due cose coincidono. È questa consapevolezza, secondo me, che permette a Lavazza di evolvere senza perdere identità.
Potete ascoltare l’episodio in italiano:
Oppure in inglese:
Ci sono interviste che non sono come le altre. Quella a Carlo Colpo è tra queste.
Sarà perché l’abbiamo registrata di persona (nella meravigliosa Nuvola, la sede di Lavazza Group).
O forse per il suo modo di vedere il brand management, fatto sia di cultura che di business (che è proprio come lo vedo io).
O magari perché oggi i CMO (quelli bravi) hanno una capacità unica di tenere insieme teoria e pratica quotidiana.
Qualunque sia il motivo, la puntata è davvero bella. E non per merito mio, ma di Lavazza e di Carlo Colpo.
