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Branding, social media e Leonard Zelig

Avete presente una persona che cambia atteggiamento a seconda della compagnia in cui si trova? Siete al tavolino di un bar che prendete un caffè scherzando, lei si comporta in modo leggero e scanzonato, a un certo punto arriva un amico e diventa serissima; oppure arriva suo padre e inizia a decantare le proprie lodi.

Come vi sentite? Che idea vi fate di quella persona? Vi sembra affidabile?

È perfettamente normale adattare un po’ la propria personalità al contesto, anzi è segno di empatia. Ma solo fino a un certo punto. Dopodiché si finisce per perdere la propria personalità e assomigliare a Leonard Zelig.

Alcune scene tratte dal film del 1983 “Zelig”, diretto e interpretato da Woody Allen.

Leonard Zelig è un personaggio di Woody Allen vittima di un’ignota malattia che lo porta a cambiare personalità a seconda del contesto in cui si trova.

Molti brand si comportano così, quando si trovano sui social network. Si schiacciano così tanto sulla piattaforma da perdere la propria identità. Fanno qualunque cosa sembri funzionare e avere visibilità: meme, sondaggi, caroselli, video verticali… senza chiedersi mai se è coerente con la propria identità.

Il problema è stato inquadrato bene da Luca La Mesa nella sesta puntata di Brandroad: “Il ‘purché se ne parli’ è il male”. 

Per un brand l’unico modo sano di stare sui social media è rispettando la propria personalità sopra ogni cosa. È più importante delle visualizzazioni, dei like, dei commenti e delle condivisioni. 

Esaù scambiò il suo regno per un piatto di lenticchie. Non scambiate la vostra identità per un piatto di visualizzazioni.

P.S. Nel sesto episodio di Brandroad parlo del branding nell’era dei social media con Luca La Mesa e Rosalba Benedetto (Banca Ifis), lo trovate qui.